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Lavoro: sgravi contributivi per i datori di lavoro che prevedano istituti specifici di conciliazione tra vita professionale e privata nei contratti aziendali

“Con questo intervento il Governo rafforza ulteriormente le possibilità, per le lavoratrici e per i lavoratori, di accedere a misure di conciliazione tra vita professionale e vita privata, valorizzando il ruolo della contrattazione aziendale nella promozione e nella tutela dei diritti”.
La Sottosegretaria al lavoro, On. Franca Biondelli, commenta così il decreto, firmato dal Ministro del lavoro e delle politiche sociali, Giuliano Poletti, e dal Ministro dell’economia e delle finanze, Pier Carlo Padoan, che attua la misura sperimentale prevista dal decreto legislativo 80/2015, riconoscendo sgravi contributivi ai datori di lavoro privati che abbiano previsto, nei contratti collettivi aziendali, istituti di conciliazione tra vita professionale e vita privata dei lavoratori.
All’attuazione dell’intervento definito dal decreto, che dovrà essere registrato dalla Corte dei Conti, sono destinati complessivamente circa 110 milioni di euro per il biennio 2017 e 2018, a valere sul Fondo per il finanziamento di sgravi contributivi per incentivare la contrattazione di secondo livello.
Il decreto recepisce le indicazioni contenute nelle Linee guida elaborate da un’apposita Cabina di regia presieduta dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali e composta da rappresentanti dei Dipartimenti per la famiglia, per le pari opportunità e della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei Ministri e del Ministero dell’economia e delle finanze.
Per accedere agli sgravi contributivi i datori di lavoro dovranno aver sottoscritto e depositato contratti collettivi aziendali che prevedano l’introduzione di misure di conciliazione tra vita professionale e vita privata innovative e migliorative rispetto a quanto già previsto dai contratti collettivi nazionali di riferimento o dalle disposizioni vigenti.
Il beneficio potrà essere riconosciuto ai contratti collettivi aziendali sottoscritti e depositati a decorrere dal 1° gennaio 2017 e non oltre il 31 agosto 2018, nei limiti e con le modalità stabilite nel decreto stesso.
Considerato il carattere sperimentale della misura, il decreto individua criteri di accesso al beneficio che possano favorire la più ampia partecipazione dei datori di lavoro interessati.

Da oggi la lotta alla povertà e il Reddito di inclusione sono legge dello Stato

Da oggi la lotta alla povertà e il Reddito di inclusione sono legge dello Stato
Al via la rete nazionale per l’inclusione e la protezione sociale, infrastruttura stabile per la collaborazione tra istituzioni e organizzazioni sociali

Roma, 29 agosto 2017 – Da oggi la lotta alla povertà e il Reddito di inclusione sono legge dello Stato. Per la prima volta il nostro Paese ha uno strumento permanente di contrasto alla povertà fondato sul sostegno al reddito e sull’inclusione sociale. Uno strumento che impegna tutte le istituzioni e le comunità locali a stare al fianco dei più deboli. “Sono soddisfatta – ha commentato il Sottosegretario di Stato al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali On. Franca Biondelli – in questi mesi il Governo ha lavorato molto per raggiungere questo risultato. Ho seguito da vicino i tanti passaggi cruciali per la definizione dell’intervento insieme al Ministro Poletti. Tutte le parti sono consapevoli che ancora vi sia molto da fare e che questo risulta essere un primo passo mai effettuato da nessuno fino ad ora. Non si tratta di misure assistenzialistiche, bensì di sostegno ai nuclei familiari destinatari a cui verrà stilato un progetto personalizzato che li accompagni poi verso un’autonomia”.
Con questo provvedimento è stato rispettato l’impegno di rendere operativo l’esercizio della delega prima dei sei mesi previsti, per dare risposta quanto prima ai cittadini in difficoltà con uno strumento che abbiamo costruito attraverso un rapporto di dialogo e di positiva collaborazione con le associazioni rappresentate dall’Alleanza contro la povertà ed un confronto fattivo con il Parlamento. Il REI rappresenta il pilastro fondamentale del Piano nazionale per la lotta alla povertà e colma un vuoto annoso nel sistema italiano di protezione degli individui a basso reddito. Il REI, che potrà essere richiesto a partire dal 1° dicembre, è il segno di un nuovo approccio alle politiche sociali, in quanto si fonda sul principio dell’inclusione attiva, ovvero sull’affiancamento al sussidio economico di misure di accompagnamento capaci di promuovere il reinserimento nella società e nel mondo del lavoro di coloro che ne sono esclusi. Insomma, non una misura assistenzialistica, un beneficio economico ‘passivo’, in quanto al nucleo familiare beneficiario è richiesto un impegno ad attivarsi, sulla base di un progetto personalizzato condiviso con i servizi territoriali, che accompagni il nucleo verso l’autonomia. Al Reddito di inclusione, attraverso le risorse del Fondo nazionale per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale e quelle derivanti dalla razionalizzazione degli strumenti esistenti di contrasto alla povertà, sono destinati 1 miliardo e 845 milioni di Euro, incluse le risorse per rafforzare i servizi, si aggiungeranno poi altre risorse fino a raggiungere un totale di oltre 2 miliardi di euro l’anno dal 2019. Il decreto approvato oggi rappresenta anche l’avvio di una rete nazionale. Solo facendo rete con tutte le istituzioni territoriali si potrà dare una risposta condivisa ed efficace ai bisogni diversi ed in rapida evoluzione dei cittadini.

Il “registro dei tumori” approvato all’unanimità

Oggi alla Camera dei Deputati è stato approvato all’unanimità, il Disegno di legge che prevede l’istituzione della rete nazionale dei registri dei tumori e dei sistemi di sorveglianza per malattie oncologiche ed infettive. Il testo approvato accorpa 7 Disegni Di legge. Come ha sottolineato l’On. Mario Marazziti Presidente della XII Commissione della Camera, si porta così a compimento un percorso iniziato lo scorso 9 maggio 2013 quando alla Camera dei Deputati è stato presentato il Disegno Di Legge numero 913, inerente a questa tematica, a prima firma Franca Biondelli. “Non posso che esprimere grande soddisfazione per il risultato che è stato ottenuto – ha dichiarato l’On. Biondelli – l’approvazione all’unanimità del testo unificato sta ad indicare quanto fosse importante ed urgente questo provvedimento. Lo richiedeva a gran voce la comunità scientifica nonché tutti i cittadini. Ringrazio il Parlamento per la sensibilità dimostrata, le associazioni di volontariato che hanno supportato il percorso della legge e, ovviamente la comunità scientifica per il grande apporto offerto. Nel 2013 fu presentato un DDL che raccoglieva progetti avviati nel 2012”. Con questa legge si è provveduto a creare la rete dei registri nazionali e regionali, nonché dei sistemi di sorveglianza. In precedenza questi registri, esistevano solo in base volontaristica. Da questa piccola esperienza si è ampiamente dimostrata l’utilità si un sistema di sorveglianza della malattia oncologica. I registri dei tumori raccolgono, valutano, organizzano, archiviano in modo continuativo e sistematico le informazioni più importanti su tutti i casi, le relative variazioni territoriali e temporali, i tassi di mortalità ed altri dati importanti capaci di fornire così un indicatore fondamentale della qualità dei servizi diagnostici e terapeutici nei diversi territori. I registri sono strumenti indispensabili per l’organizzazione e la valutazione dell’efficacia degli interventi di prevenzione primaria in aree o popolazioni ad alto rischio e per indicare in modo dinamico quali aree della prevenzione primaria rafforzare.